Lo ammetto, sono una donna demodé. Io che amo la lentezza, mentre il resto del mondo va alla velocità della luce, io che mi sento più a mio agio vestita come una ballerina del Moulin Rouge piuttosto che con un paio di jeans a vita bassa, io che vorrei che le cose importanti durassero “per sempre ed oltre”, mentre al giorno d’oggi lavoro, amore e rapporti umani portano impressa la data di scadenza come gli yogurt. Già, sono decisamente troppo demodé e, come mi ha giustamente fatto notare qualche giorno fa un amico, “la vita non è un film di Tim Burton”.
Frattanto mi meraviglio di me stessa e della mia istrionica capacità di mutare atteggiamenti e comportamenti a seconda dell’ambiente e delle persone con cui mi trovo: bella e dannata nei locali dark - gothic “di malaffare” in cui mi trascina T. (l’amica - rocchettara - trasgressiva), tenera “zia” e premurosa baby-sitter con la piccolina di 16 mesi di L. (l’amica - madre di famiglia), intellettuale snob con R. (l’amica - topo di biblioteca), compagna di visioni cinematografiche alternative ed erudite discussioni filosofiche sui massimi sistemi, ragazza acqua - sapone e cartoni animati giapponesi con C. (l’amica - angelo custode - piccolo genio), socia di interminabili discettazioni notturne su grafica, shojo - manga e senso della vita in generale.
Non pensavo di avere così tante anime in me.







